ELEZIONI COMUNALI VERONA

FEDERICO DAL CORTIVO PER LA SICUREZZA

RASSEGNA STAMPA

Martedì 28 Novembre 2006 –da l’Arena

«Molti sistemi d’allarme sono insufficienti o superati»


Dal Cortivo: «Bnl e Popolare hanno vigilanza esterna. Monte dei Paschi e Unicredit solo telecamere e metal detector quando inserito. Non basta a evitare assalti»

di Alessandra Vaccari

Soltanto qualche giorno fa pubblicavamo i dati relativi alle rapine in banca e sulla loro diminuzione. Poi a Verona e provincia ne è seguita una all’altra con un breve stop di una decina di giorni.
A livello nazionale i dati forniti sono quelli dell’Abi, associazione che raccoglie le banche italiane. Dicevano che vi è stata una leggera flessione del fenomeno nel primo semestre 2006, ma bisognerà aspettare la fine dell’anno per trarne un definitivo bilancio visto che il fenomeno alterna periodi di stasi ad improvvise risalite. Comparando gli ultimi cinque anni il rapporto tra rapine e numero degli sportelli è passato dal 7,8 per cento del 2001 all’attuale 8,8, superando abbondantemente gli standard europei.
«A Verona dopo una breve tregua fisiologica dovuta all’estate, come ogni anno sono riprese le rapine con un picco di sei colpi compiuti nel veronese tra la fine di ottobre ed i primi giorni di novembre di quest’anno, il che contraddice nettamente i rassicuranti dati forniti dall’Abi, almeno per quel che concerne il nostro territorio», dice Federico Dal Cortivo, di Ugl Credito. Proprio grazie all’Ugl era stato sottoscritto a dicembre del 2005 in prefettura il protocollo sulla sicurezza antirapina, e lo aveva fatto solo dopo che l’allora prefetto Francesco Giovannucci, si era fatto garante per una revisione più rispondente alla realtà locale dello stesso accordo (il protocollo è redatto su base nazionale e non tiene in alcun conto di quelle che sono le problematiche locali legate alla criminalità, diverse tra provincia e provincia, e prescrive in modo generico le misure di sicurezza che le aziende di credito dovrebbero adottare: almeno tre misure di sicurezza nell’ambito di due categorie. È lasciata quindi la facoltà alle banche di adottare i sistemi meno costosi che non danno nessuna sicurezza ai lavoratori e alla clientela.
«Su sollecitazione sempre dell’Ugl vi era stato un incontro con il nuovo prefetto Italia Fortunati, nel giugno di quest’anno per riaprire un tavolo di trattativa con l’Abi a livello locale, affinché fossero apportate sostanziali modifiche al protocollo sulla sicurezza», continua Dal Cortivo, «l’Ugl chiede che vengano adottate obbligatoriamente delle misure fisse di sicurezza, senza lasciare discrezionalità alle banche, in relazione al situazione reale della nostra provincia e non a generiche indicazioni. Il prefetto ha inviato le nostre richieste all’Abi e siamo in attesa di avere una risposta in merito».
E aggiunge: «A Verona da quando è stato firmato il protocollo sulla sicurezza, le banche in genere hanno adottato, come da noi previsto, il minimo di misure di sicurezza, quelle che incidono meno sui loro bilanci sicuramente non in rosso e talune non hanno adottato nemmeno le misure minime. In testa alla classifica dei "cattivi" abbiamo Unicredit Banca (che ha subito proprio tra fine ottobre ed i primi giorni di novembre ben due rapine ai suoi sportelli), che ha lasciato sguarnite le sue sedi, anche quelle più esposte e dove Ugl aveva a più riprese chiesto lo stazionamento di una vigilanza esterna armata, dotandole invece solo di telecamere per la ripresa esterna e in alcune filiali il metal detector all’ingresso che spesso non è inserito per non disturbare la clientela, poi null’altro. Il sistema di telecamere non è collegato a nessuna centrale di polizia o istituto di vigilanza, il che le rende del tutto inutili, visto che i rapinatori che agiscono oramai quasi ed esclusivamente con i taglierini, spesso sono camuffati, e possono entrare ed uscire indisturbati, dopo aver messo a segno colpi che fruttano di solito tra i tremila e 10mila euro. Il metal detector poi, se inserito non rileva spesso l’arma utilizzata. I banditi agiscono tranquilli perché sanno che anche in caso di cattura le pene sono minime, il taglierino viene considerato "arma impropria". Pertanto Unicredit dimostra che spendendo poco e male, può anche rientrare nei parametri stabiliti dal protocollo della sicurezza, ma che certamente i mezzi minimi adottati e non sempre, sono inadeguati».
La classifica prosegue: «Il Monte dei Paschi, che ha seguito a Verona la stessa strada di Unicredit, anche se ha finora limitato i danni grazie alla minore presenza sul territorio veronese. Anche qui sistemi inadeguati e minimi, come telecamere a circuito chiuso, metal detector, dove inserito. Banca Intesa e le altre banche minori presenti nel veronese, sono anch’esse su questa linea inadeguata. Dove invece si sono riscontrati dei notevoli passi in avanti sono in Bnl Paribas, che proprio grazie all’azione di Ugl ha ripristinato la vigilanza esterna nei punti a rischio, come lo sportello di via Mameli fatto segno di rapina nel 2005, ed ispezione in altra sede e l’introduzione di bussole biometriche (che richiedono la registrazione dell’impronta digitale di chi entra), sistema che verrà adottato in più sportelli a Verona. Inoltre sempre Bnl ha un sistema di telecamere collegate con un istituto di vigilanza e il metal detector attivato in tutti gli sportelli. La Popolare di Verona ha anch’essa imboccato una strada di maggior sicurezza, reintroducendo la vigilanza esterna in alcune filiali a rischio».
Complessivamente, secondo Dal Cortivo, si può desumere che a Verona, tranne alcune eccezioni, il livello di sicurezza antirapina nelle banche è basso e che risulta necessaria un rapida revisione del protocollo sulla sicurezza.





pagina della rassegna stampa

www.federicodalcortivo.net