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NOTIZIE
SIAMO QUASI 59 MILIONI, CALANO I GIOVANI
ROMA-Ansa-30-4-2007 - Quasi 59
milioni di persone, di cui uno su cinque ultrasessantenne e uno su 20 con 80
anni e più, mentre diminuiscono sempre più i giovani fino ai 14 anni che
rappresentano il 14,1% del totale: è ancora una volta la "fotografia" di un
Paese vecchio quella che ci
consegna
l'Istat, nelle sue stime sulla popolazione residente al 1 gennaio 2006. La
popolazione ammonta esattamente a 58.751.711 persone, in crescita dello 0,5%
rispetto al 2005. La popolazione risiede per il 26,5% nel Nord-ovest, per il
18,9% nel Nord-est, per il 19,3% nel Centro, per il 24% nel Sud e per il
restante 11,4% nelle isole, senza significative variazioni rispetto all'anno
precedente. La crescita è stata particolarmente forte nel Centro-nord del Paese,
mentre nel Sud è risultata pari a zero e nelle isole è stata appena dello 0,1%.
Ancora una volta, sono gli emigrati che hanno favorito l'aumento della
popolazione, facendola crescere di 260.644 unità.
Al 1 gennaio 2006 la popolazione di 65 anni e più ammonta al 19,7% (quasi uno su
cinque) contro il 18,7% del 1 gennaio 2002. Aumenta, analogamente, la
popolazione con 80 anni e più, che incide per il 5,1% del totale, ossia un
residente su 20. La popolazione dei giovani fino a 14 anni è invece scesa nel
2006 al 14,1% del totale, contro il 22,6% del 1980. Conseguentemente, é
aumentato il rapporto tra anziani e giovani, passato dal 58% del 1980 al 140%
del 2006. L'invecchiamento è un processo demografico allargato a tutte le aree
del Paese, anche se il fenomeno è particolarmente avanzato nel Centro-nord, dove
la popolazione over 65 supera quota 20% e quella con 80 anni e più il 5%. Nel
Mezzogiorno giovani e anziani sono numericamente ancora abbastanza in
equilibrio, ma con una chiara tendenza verso un ulteriore processo
d'invecchiamento.
SPOSATO UN ITALIANO SU DUE, MA CONIUGATI DIMINUISCONO
Circa un italiano su due è sposato, ma in quattro anni la popolazione coniugata
è diminuita dello 0,5% a vantaggio di quella celibe o divorziata. Lo dicono le
stime dell'Istat, aggiornate al 1 gennaio 2006. La popolazione risulta così
suddivisa: 50,4% coniugati, 40,5% celibi o nubili, 7,7% vedovi e 1,5%
divorziati. Forti differenze tra maschi e femmine: per i maschi è più alta la
quota di coloro che non si sono ancora sposati (44,6% contro 36,5%), mentre è
più bassa la quota dei divorziati (1,2% contro 1,7%) a causa di una più spiccata
propensione, tra gli uomini, a contrarre seconde nozze. Infine, in virtù del
vantaggio di sopravvivenza femminile, la percentuale di vedove é cinque volte
superiore a quella dei vedovi (12,6% contro 2,4%). Le diversità tra i generi
sono ancor più evidenti considerando la popolazione per classi d'età: nella
fascia 16-39 anni, ad esempio, la tendenza a posticipare l'inizio della vita
coniugale è più evidente tra i maschi, per i quali si riscontra un 68,7% di
celibi ed un 30,8% di coniugati, contro un 55,3% di nubili ed un 43,5% di
coniugate. Nella classe d'età 40-64 anni, i celibi rimangono ancora
percentualmente superiori alle nubili (13,6% e 10,3%) mentre i coniugati
superano le coniugate (82,5% e 80%). In questa fascia d'età, inoltre, è più alta
la percentuale di divorziate e di vedove: 3,5% e 6,1% contro, rispettivamente,
2,6% e 1,2% dei maschi.
QUASI 2 MLN 700 MILA STRANIERI, 4,5% POPOLAZIONE
Aumenta la popolazione straniera che risiede in Italia, anche se l'incremento e'
leggermente diminuito rispetto agli anni passati: lo rivela l'Istat nelle sue
stime relative al 1 gennaio 2006, pubblicate sul sito. A quella data, gli
stranieri residenti sono 2.670.514, di cui 1.350.588 maschi e 1.319.926 femmine.
Rispetto all'anno precedente, gli iscritti in anagrafe aumentano dell'11,2%, un
incremento che, seppur consistente, e' inferiore sia a quello registrato tra il
1 gennaio 2004 e il 1 gennaio 2005 (+20,7%) sia a quello intercorso tra il 1
gennaio 2003 e il 1 gennaio 2004 (+28,4%). Complessivamente, nel periodo
compreso tra il 1 gennaio 2003 e il 1 gennaio 2006 il numero di stranieri
residenti e' aumentato del 72%. Gli stranieri costituiscono il 4,5% della
popolazione residente complessiva, mentre al 1 gennaio 2003, 2004 e 2005 essi
costituivano, rispettivamente, il 2,7%, il 3,4% e il 4,1%. L'incidenza degli
stranieri residenti e' dunque aumentata dell'1,8% nel periodo 2003-2006. Quella
straniera e' una popolazione piuttosto giovane, con un'eta' media di 30,8 anni
contro quella della popolazione italiana che e' di 43,2 anni. Oltre un cittadino
residente straniero su due ha un eta' compresa tra i 18 ed i 39 anni (50,8%);
oltre uno su cinque e' minorenne (22%). Come conseguenza del fenomeno
migratorio, e' aumentata soprattutto la popolazione straniera in eta' da lavoro:
dal 1 gennaio 2003 al 1 gennaio 2006, gli adulti di eta' compresa tra i 18 e i
39 anni crescono di oltre 550 mila unita' (+68%); gli adulti di 40-64 anni di
323 mila unita' (+93%). Nel medesimo periodo, grazie all'effetto combinato dei
ricongiungimenti familiari e delle nascite, i minorenni aumentano di 234 mila
unita' (+66%). Da notare inoltre un incremento rilevante per gli stranieri
ultrasessantacinquenni, che sono circa 13 mila (+31%), costituiti in parte da
persone entrate in Italia in eta' gia' avanzata e provenienti anche da paesi a
sviluppo avanzato. La popolazione straniera e' in maggioranza di genere maschile
(50,6% uomini, 49,4% donne) e risiede soprattutto nel Nord-ovest e nel Nord-est,
rispettivamente con il 36,6% e il 27,4% degli stranieri, seguite dal Centro con
il 24%, dal Sud con l|8,6%, e dalle Isole con appena il 3,5%. In rapporto alla
popolazione residente in complesso, l'incidenza della popolazione straniera e'
piu' elevata nel Nord-est (6,6%) e nel Nord-ovest (6,3%), seguite dal Centro
(5,7%). Nel Sud e nelle isole la quota di stranieri e' molto inferiore (1,6% e
1,4%). A livello regionale, le incidenze di stranieri piu' forti si riscontrano
al Nord in Lombardia (7%), Emilia-Romagna (6,9%) e Veneto (6,8%), e al Centro in
Umbria (6,8%). Le regioni con la piu' bassa incidenza sono la Sardegna e la
Basilicata, con appena l'1,1%. Mediamente, gli stranieri residenti nel Nord sono
piu' giovani di quelli che vivono nelle altre parti del territorio: ne risulta
che proprio nelle realta' caratterizzate da un maggiore invecchiamento della
popolazione, gli stranieri costituiscono una parte rilevante dei residenti in
eta' da lavoro. Come ulteriore conseguenza, al Nord la stabilizzazione della
presenza straniera comporta una maggiore incidenza di minorenni: in
Emilia-Romagna, Lombardia e Umbria oltre un minore su 10 e' straniero.
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