L'Arena, 28 dic 07

 

SINDACATI. Firmato nei giorni scorsi


L’Ugl contesta l’accordo contro le rapine


«Manca il richiamo preciso alla sicurezza nelle banche»

«Un accordo-truffa» definisce l’Ugl, l’Unione generale del lavoro, il nuovo protocollo antirapina firmato in prefettura nei giorni scorsi da tutte le sigle sindacali tranne appunto l’Ugl. Alla firma avevano partecipato il prefetto Italia Fortunati, il questore Luigi Merolla e i comandanti provinciali dei carabinieri, Claudio Cogliano, e della Guardia di finanza, Giuseppe Magliocco, oltre ai rappresentanti dell’Abi, l’Associazione bancaria italiana, e degli istituti di credito della provincia,
«Ancora una volta, il documento è stato scritto sotto dettatura delle banche, che l’hanno imposto a livello nazionale», sostiene Federico Dal Cortivo, responsabile sicurezza per Ugl Credito. «A Verona, sia pure in lieve flessione, le rapine proseguono con la nota tecnica del taglierino e il merito del contrasto è solo delle forze di polizia, non certo delle banche che hanno depotenziato le difese antirapina con il chiaro intento di ridurre i costi, a scapito della sicurezza dei lavoratori e della clientela».
Dal Cortivo lamenta il fatto che nella stesura di questo accordo, l’Ugl non sia stato interpellato e sottolinea come il precedente protocollo «già lacunoso», non sia stato rispettato con l’adozione delle misure minime previste. E il sindacalista prosegue: «Nel nuovo accordo manca un richiamo preciso alle norme di sicurezza dei luoghi di lavoro sempre disattese dalle aziende di credito, che mal volentieri fanno rientrare il fenomeno rapina tra la casistica della sicurezza sul lavoro». L’Ugl ritiene infatti che il piantonamento fisso e le bussole biometriche (anziché quelle a rilevatore di metalli, siano un maggior deterrente contro le rapine da taglierino.
Il sindacato quindi accusa: «L’aver posto come obbligo generico l’adozione di quattro sistemi di sicurezza a scelta, su di un totale di tredici, lascia alle banche assoluta discrezionalità sui mezzi da adottare, le quali perseguiranno come sempre l’ottica del minor costo possibile».
E Dal Cortivo conclude: «Secondo i dati forniti dall’Abi, le banche italiane investono per la sicurezza antirapina circa 800 milioni di euro l’anno, ma da un’indagine dell’Ugl Credito risulta che la quasi totalità di questa somma sia impiegata per coprire costi assicurativi per il denaro e non per provvedere all’adeguamento e la messa in sicurezza dei locali delle banche». G.C.


 



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