Il governo all’attacco dell’art18
Nuovo
attacco da parte dell’esecutivo ai diritti dei lavoratori. Questa volta nel
mirino ritorna l’Art.18 dello Statuto dei Lavoratori, applicato nelle
aziende con più di 15 dipendenti, ma che andrebbe esteso a tutti, il quale
impedisce il licenziamento senza giusta causa e obbliga il reintegro del
dipendente in azienda. Già nel 2002 si cercò di modificare in modo
sostanziale la valenza di quest’articolo, ci fu una levata di scudi e la
cosa non passò, anche se rimase sempre nell’agenda dei governi di
centrodestra.
Ora con il definitivo sì del Senato, si attendo solo l’esame della
Commissione Lavoro per poi passere all’Aula per il via libero definitivo,
parte il nuovo Disegno di Legge collegato sul lavoro, che ha nell’Art 31
novità gravide di pesanti ripercussioni . Il governo ha pensato bene
d’aggirare gli ostacoli, evitando così gli attacchi di petto, varando una
nuova legge sul processo del lavoro. A nulla serviranno le flebili grida del
centro sinistra, reo in tutti questi anni di aver sempre appoggiato la
deriva neoliberista in modo bipartisan.
Dal lato pratico ecco quello che succederà. Le controversie tra datore di
lavoro e dipendente potranno esser risolte anche da “ un arbitro”, in
alternativa al giudice, o si scegli l’uno o l’altro, quando in precedenza
era solo il magistrato del lavoro a dirimere le controversie e tutto ciò
potrà esser introdotto nei contratti d’assunzione, anche in deroga a quanto
stabilito dai CCNL, con la cosiddetta” clausola compromissoria”.Una
soluzione che sa tanto di anglosassone, che non brillano certo in fatto di
tutela dei lavoratori…Ma lo scimmiottare, Inglesi e statunitensi , si sa è
oramai lo sport preferito in Italy
E’ facile intuire che il neo assunto, già vessato da contratti precari di
ogni tipo introdotti dalla Legge Treu e Biagi, essendo soggetto debole in
quel momento, non avrà alcun interesse a sollevare obiezioni in merito a
quanto l’azienda gli proporrà.
Con
quest’atto il governo Berlusconi, il presidente operaio, e il suo ministro
Sacconi- ex “socialista”, ridisegnano le sezioni del codice di procedura
civile recante le disposizioni generali in materia di controversie
individuali di lavoro.
Certo, come ha dichiarato Sacconi, saranno i contratti collettivi a regolare
la materia, ma vista la deriva di questi ultimi anni, con la maggior parte
dei sindacati proni ai voleri datoriali, è diffcile credere che gli stessi
oggi assumano posizioni ferme, del resto tranne rari casi tutta la macchina
politico sindacale italiana da tempo si muove sulla strada delle
deregolamentazioni del lavoro. Sono aboliti diritti acquisiti, si comprime
la possibilità di indire scioperi efficaci con la scusa di tutelare
l’utenza,è limitata l’attività degli organi ispettivi sulla sicurezza e
igiene del lavoro, s’interviene sull’orario di lavoro con categorie di
“schiavi” che lavorano praticamente sempre,Natale compreso,mentre i salari
non salgono, cosi che spesso una famiglia arriva a stento alla terza
settimana del mese.
In conclusione mi sembra doveroso riportare la dichiarazione fatta da
Giuliano Cazzola, deputato del Pdl ed ex –sindacalista, che è illuminante
per capire come chi sta nel “palazzo” sia oramai distante anni luce dai
reali problemi della nostra collettività nazionale: “ bisogna smetterla di
considerare i lavoratori come dei “ minus habens” incapaci di scegliere
responsabilmente e consapevolmente un percorso giudiziale o stragiudiziale,
per dirimere le loro controversie”.
Peccato, che quello che prima avveniva automaticamente, ora non lo sarà più,
con tutte le implicazioni negative del caso… e i più “ responsabilmente e
consapevolmente” cercheranno un accomodamento pur di sopravvivere e
lavorare.
Federico Dal Cortivo